Capelli fragili e che cadono? Scopri cos’è il Telogen Effluvium e come affrontarlo

Capelli fragili e che cadono?

Ti capita di trovare più capelli del solito sul cuscino o nella spazzola? Oppure di notare una chioma più spenta e sottile, soprattutto nei cambi di stagione o dopo un periodo di stress?

Potrebbe trattarsi di Telogen Effluvium, vediamo insieme cos’è.

Il Telogen Effluvium (TE) è una condizione tricologica caratterizzata da una caduta diffusa e temporanea dei capelli, che si manifesta in modo improvviso e allarmante per il paziente.  È spesso causata da uno squilibrio nel normale ciclo di crescita del capello.

Per comprendere il fenomeno, bisogna ricordare che ogni follicolo pilifero segue ciclicamente tre fasi:

  • Fase Anagen, ovvero la fase di crescita attiva del capello;
  • Fase Catagen o fase di involuzione, la crescita del capello si arresta;
  • Fase Telogen o fase di riposo, il capello non cresce più, al termine della fase il capello cade per far posto a uno nuovo.

In condizioni normali, i capelli in fase Anagen costituiscono l’80-90% del totale, quelli in fase Catagen l’1% ed infine quelli in Telogen il 20-10%.

Perché accade?

Nel Telogen Effluvium, un numero anomalo di follicoli passa precocemente dalla fase Catagen alla fase Telogen, provocando una caduta massiva e improvvisa dei capelli. La caratteristica principale è una perdita diffusa su tutto il cuoio capelluto, senza la formazione di chiazze glabre definite. Normalmente il cuoio capelluto ha circa il 10-20% dei follicoli in Telogen; in questa condizione, tale percentuale può aumentare a 30-40% o più. Si verifica circa 3 mesi dopo un evento scatenante e dura all’incirca 6 mesi. Può colpire entrambi i sessi, ma è più frequente nelle donne adulte.

Capire le cause è il primo passo per aiutare i capelli a tornare al loro naturale ciclo di crescita. Tra le più comuni troviamo:

  • Stress fisico o psicologico intenso;
  • Post-partum;
  • Patologie endocrine;
  • Carenze nutrizionali;
  • Assunzione di farmaci.  

Come si diagnostica e quali sono i rimedi

Riconoscere un Telogen Effluvium può non essere immediato, poiché la caduta dei capelli può essere confusa con altre forme di alopecia. La diagnosi corretta è fondamentale per impostare il trattamento più adatto.

Il dermatologo o tricologo, durante la visita, raccoglie un’anamnesi dettagliata per individuare eventuali eventi scatenanti e valutare l’aspetto clinico del cuoio capelluto.

Tra gli esami più utilizzati troviamo:

  • Pull test, per valutare la quantità di capelli che si staccano con una leggera trazione;
  • Tricoscopia, un esame non invasivo che consente di osservare il fusto e il follicolo con ingrandimento;
  • Esami del sangue, per controllare i principali parametri come ferritina, vitamina D, ormoni tiroidei e stato nutrizionale;

Una diagnosi accurata permette di capire se si tratta di una forma acuta e reversibile oppure cronica, che può durare più a lungo e richiedere un approccio terapeutico mirato. La buona notizia è che il Telogen Effluvium, nella maggior parte dei casi, è una condizione temporanea e reversibile. Una volta identificata e risolta la causa scatenante, i capelli tendono gradualmente a ricrescere.

Riconoscerne i segnali, comprenderne le cause e intervenire precocemente con l’aiuto di un professionista permette di favorire una piena ripresa della crescita dei capelli.

Prendersi cura del proprio benessere generale, seguire uno stile di vita sano e non trascurare i campanelli d’allarme del corpo sono i primi passi per ritrovare una chioma forte e vitale

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Capelli fragili e che cadono non è l’unica cosa di cui parliamo. Se hai trovato utile questo articolo e sei interessata/o ai nostri contenuti, visita la pagina ARTICOLI per leggere altre pillole di salute e benessere.

Bibliografia

 Sitri. Società Italiana di Tricologia e Chirurgia delle Calvizie

Hussein RS, Bin Dayel S. Telogen Effluvium, Diagnosis and Management: A Narrative Review. International Journal of Biomedicine. 13(1):26-30 (2023).

Peters EMJ. Stress and the hair follicle: Exploring the brain–skin connection. Exp Dermatol. 2017;26(6):563–570.

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